29 Ottobre 2001. 3 Marzo 2002.

Triennale di Milano
DESIGN
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A cura di Massimo Valsecchi e Michael Whiteway
Progetto di allestimento: Mario Bellini
Grafica: Italo Lupi

Il 1851 fu l'anno della Grande Esposizione del Crystal Palace a Londra. Voluta dal Principe Alberto, la mostra per prima volta “universale” presentò numerosi esempi dell'arte e dell'industria contemporanei. Fin dall'inizio del XIX secolo l'Inghilterra subì radicali trasformazioni che portarono non solo a un cambiamento nello stile di vita, ma anche a una rivoluzione culturale. Lo sviluppo del sistema ferroviario e delle comunicazioni permise una maggiore diffusione dei prodotti e un ampliamento del mercato. The Great Exhibition rappresentò proprio le novità e le grandi trasformazioni dovute alla Rivoluzione Industriale.

Il Palazzo di Cristallo a Hyde Park, progettato da J. Paxton in ghisa e vetro, fu prefabbricato e trasportato a Londra via treno. Era una costruzione imponente ed enorme e rappresentava la più avanzata tecnologia che l'epoca potesse offrire. La mostra del 1851, proprio a dimostrare l'interesse del pubblico, ebbe più di sei milioni di visitatori.

Per la XX Esposizione Internazionale La memoria e il futuro la Triennale di Milano presenta una grande e importante mostra sulla produzione innovativa di Christopher Dresser e sul clima culturale e sociale nel quale fiorisce l'opera dell'artista.

L'esposizione partendo dalla Great Exhibition del Crystal Palace del 1851 e passando attraverso l'opera teorica di Owen Jones, A. C. Pugin e John Ruskin, fautori della tendenza al recupero del passato come punto di arrivo, approfondisce la personalità poliedrica e la produzione varia ed eclettica di Christopher Dresser e prosegue il suo percorso fino ad arrivare al movimento delle Arts and Crafts.

In questo contesto economico industriale fiorisce l'opera di Christopher Dresser (1834-1904), il primo designer dell'epoca moderna.
Dresser, nato a Glasgow, si trasferì presto a Londra, dove studiò alla prima Government School of Design. Nel 1854 si laureò in Art Botany, materia sulla quale pubblicò tre libri. Fu il primo designer a soggiornare lungamente in Giappone, nella seconda metà degli anni Settanta, viaggio che risultò fondamentale non solo per la sua produzione artistica, ma anche perché permise la diffusione del gusto e dello stile giapponese in Europa e in particolar modo in Inghilterra. Significativo è il sodalizio di Dresser con Tiffany cui fornì progetti e disegni per la realizzazione di numerosi e raffinati oggetti.

Curata da Massimo Valsecchi e Michael Whiteway la mostra sottolinea la versatilità di Christopher Dresser attraverso l'esposizione non solo degli oggetti prodotti, ma anche dei suoi Sketch Books, album che contengono numerosi schizzi e disegni di progetti, che sperimentano una grande varietà di materiali dal legno alla ceramica, ai tessuti, al vetro. 

L'esposizione, composta da più di 500 opere – riunite insieme per la prima volta - tra dipinti, acquarelli, disegni originali, litografie, libri antichi, argenti e ceramiche, presenta non solo gli oggetti progettati da Dresser, ma anche la documentazione relativa al Crystal Palace, alcuni oggetti che furono esposti in quell'occasione e alcuni volumi di Owen Jones, A. C. Pugin e John Ruskin. Le teorie di John Ruskin, in particolare l'idea dell'importanza e della dignità dell'opera artigianale, trovano la loro applicazione nel movimento delle Arts and Crafts al quale è dedicata l'ultima parte della mostra e nell'opera di William Morris, antagonista teorico di Dresser.

Innovatore sia sul piano estetico-formale sia tecnico-costruttivo, Dresser guarda al passato per rielaborarlo attraverso la tecnologia e progettare opere così innovative da travalicare il loro tempo e sembrare attuali ancora oggi.

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