23 Maggio. 30 Luglio 2000.

Triennale di Milano
ARCHITECTURE
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A cura di Curatore Giampiero Bosoni
Progetto di allestimento: Giancarlo Basili

Quando diciamo sedia, seggiolina, sedia d'ufficio, seduta, sgabello, poltroncina, trono, panca, poltrona, divano, non intendiamo descrivere semplicemente un tipo di seduta, in realtà nel nostro inconscio viene a costruirsi un'immagine più complessiva che associa la figura archetipica di questi modelli a diversi modi di sedersi. Ma i vari modi di sedersi non sono solo quelli corrispondenti alle dimensioni della seduta o delle sue imbottiture, l'esperienza ci insegna che possono essere tanti quanti sono gli oggetti predisposti a questo uso, a seconda, sia delle sue caratteristiche formali, sia, ancor più, del contesto storico e sociale in cui essi nascono, oppure si diffondono. In tal senso il design della "sedia" in Italia ha senza dubbio fatto scuola nel mondo per la ricerca di nuovi tipi e "controtipi" di quell'archetipo che Le Corbusier aveva definito negli anni Trenta la "macchina per sedersi".

Questa esposizione di 100 modelli di seduta provenienti in gran parte dalla Collezione storica del design italiano della Triennale di Milano e in parte da nuove acquisizioni, ci racconta non solo dell'evoluzione formale e del gusto estetico della società italiana in questo secolo, ma soprattutto intende accompagnare il visitatore attraverso i costumi e i modelli sociali che hanno disegnato il nostro modo di vivere e per così dire la "forma" del nostro tempo.

La mostra si articola in sette sezioni corrispondenti ai diversi periodi storici:
1933-1943 Per una nuova seduta razionale e moderna;
1943-1948 L'imperativo e la praticità!;
1948-1960 La ricostruzione dell'universo borghese;
1960-1972 L'informale prende il sopravvento;
1972-1980 Tra casual e high tech; 
1980-1990 La condizione postmoderna della seduta pret à porter;
1990-2000 Transitive design: alla ricerca di sedute affettive.

L'allestimento è stato affidato a uno scenografo. Giancarlo Basili, che ha lavorato per registi come Amelio (Così ridevano), Salvatores (Nirvana), Moretti (La stanza del figlio) e Luchetti (Piccoli maestri), ambienterà con il suo gusto plastico e il suo rigore storico le sedute cercando di sottarre i singoli oggetti a una visione puramente "archeologica" o "cultuale" per farli rivivere dentro una sorta di simulazione ambientale e gestuale.

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