La rappresentazione della pena
A cura di Aldo Bonomi e Gianni Canova
Progetto di allestimento e grafica: Franco Origoni e Anna Steiner architetti associati e Marella Santangelo Architetto con la collaborazione di Martina Mariani, Monia Muraro, Veronica Caglio, Annalisa Treccani.
Non si può definire solo una mostra sul carcere, né un semplice evento sui luoghi della pena, bensì una sorta di rappresentazione della pena e della vita nel carcere per riconoscere e riconoscersi in questa marginalità della vita nuda.
La Triennale di Milano è un luogo di rappresentazione della nuda vita, intendendosi con questa metafora filosofica il tumultuoso apparire sulla scena del nuovo millennio del corpo come macchina produttiva, nel suo essere luogo ove si pensa, si comunica e si riproduce. L’altra faccia della nuda vita è la vita nuda: quando il corpo torna ad essere relegato alla sua funzione elementare di macchina di sopravvivenza. Il carcere è uno di questi luoghi. La Triennale ha promosso il progetto per riconoscere e riconoscersi in quell’universo segregato, attraverso una mostra e molteplici momenti di riflessione.
Il Comitato scientifico, composto da Aldo Bonomi (sociologo), Gianni Canova (docente di storia del cinema presso l’Università IULM di Milano), Lucia Castellano (direttrice del Carcere di Bollate), Don Virginio Colmegna, Francesco Maisto (già Magistrato di Sorveglianza e oggi Procuratore della Repubblica a Milano), Luigi Pagano (Provveditore Regionale di Amministrazione Penitenziaria) e dagli architetti Franco Origoni e Marella Santangelo, ha suddiviso il progetto in due momenti: una mostra che rappresenta in Triennale i luoghi della pena e un ciclo di seminari-eventi-proiezioni di riflessione sulla pena.
La mostra che si sviluppa in uno spazio espositivo di 800 metri quadrati si divide in cinque aree:
- L’entrata dove la nuda vita diventa vita nuda.
- 14 celle ove si è cercato di rappresentare simbolicamente il fiele della pena e il miele della pena come riscatto.
- Il teatro del carcere di Bollate che verrà trasferito in Triennale per farne un luogo di rappresentazione di ciò che è stato prodotto in carcere e una piccola agorà ove si discuterà del carcere.
- La rappresentazione che il cinema ha dato dell’universo della pena.
- L’uscita caratterizzata dai numeri dell’universo carcerario italiano e internazionale.
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