Vestizione del Kimono
23 Marzo 2012 ore 18.00.
Triennale di Milano
ARTVestizione del Kimono a cura di Tomoko Hoashi con commento di Rossella Marangoni
Il kimono (letteralmente “cosa che si indossa, indumento”, da mono, cosa e ki, radice del verbo kiru, indossare), è il costume nazionale giapponese che si indossa in ogni occasione seguendo un preciso codice.
Il kimono ha mantenuto la stessa forma originaria che risale al periodo Nara (VIII sec.), epoca ancora sotto l’influenza culturale della Cina dei Tang. Una pezza di tessuto che, chiusa sovrapponendo il lato sinistro a quello destro, forma con l’angolo delle maniche una grossa T. Viene tenuto chiuso dall’uso di una lunga fascia variamente annodata, lo obi. Questo circonda più volte il corpo femminile stringendolo in una sorta di elegante corazza, va annodato a una altezza prestabilita (variabile a seconda dell’età della donna) e legato sulla schiena per mezzo di un nodo la cui forma cambierà a seconda dell’occasione e dell’età di chi lo indossa.
Il kimono è costituito da varie parti, ciascuna delle quali ha un nome specifico: hada-juban (abbigliamento intimo), naga-juban (sottoveste), han’eri (colletto decorativo). Ed è accompagnato da vari accessori fra cui i tabi, calze infradito bianche che ben si adattano alle calzature tradizionali, gli zōri.
Ogni donna giapponese, quando indossa il kimono, segue un codice che le permette di scegliere il kimono adatto all’occasione, cui accostare correttamente lo obi e gli accessori più indicati. Questo codice, che potremmo definire una vera e propria grammatica del kimono, si declina attraverso alcune variabili da tenere sempre presenti: il livello di formalità, l’età, la stagione.
L’età di chi lo indossa è un importante elemento condizionante la scelta del kimono. Questa determina sia il tipo che i colori e i motivi decorativi. Una giovane donna nubile, in occasione di cerimonie (per esempio Capodanno o la Cerimonia per la maggiore età, il 15 gennaio) indosserà sempre il furisode (lett. “maniche fl uttuanti”), o kimono dalle maniche ampie e lunghe sino a un metro, mentre una donna sposata indosserà il tomesode, con le maniche più corte. Inoltre la posizione del disegno sul kimono è indicativa dell’età della donna: più i disegni sono collocati in basso, verso l’orlo, più si addicono alle donne mature le quali, per quanto riguarda i colori, prediligeranno toni smorzati. Ma saranno poi le stagioni a dettare la scelta dei colori, dei motivi decorativi, oltre ovviamente che del tipo di kimono, che sarà più o meno pesante.
La quantità e la complessità delle parti che compongono il kimono e la lunghezza e pesantezza dello obi fanno sì che a volte si reputi necessaria la presenza di una persona che aiuti a indossarlo. La vestizione del kimono diventa allora una vera e propria cerimonia il cui rituale rimanda alla tradizione estetica classica del Giappone.
Rossella Marangoni
Nipponista milanese, si è laureata in Lingua e Letteratura Giapponese presso l’Università di Torino. Si è diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l’Is.M.E.O. (Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente, ora Is.I.A.O) e in cultura indiana presso la stessa istituzione. Dal 1999 è membro della A.I.S.T.U.G.I.A, Associazione Italiana di Studi Giapponesi, fondata da Fosco Maraini. Dal 1998 tiene corsi di cultura giapponese presso l’Università del Tempo Libero organizzata dalla Biblioteca Civica “Romeo Brambilla” di Abbiategrasso. Le sue ricerche specifiche riguardano il rapporto religioni e potere nei vari momenti della storia giapponese ma soprattutto nel periodo Tokugawa (1600-1858), epoca su cui prosegue un lavoro di ricerca incentrato su cultura teatrale ed estetica. A questo scopo ha compiuto numerosi viaggi in Giappone. Collabora con l’Associazione Culturale Giappone in Italia, di cui fa parte, con il Centro di Cultura Giapponese di Milano, con l’Is.I.A.O (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente), il Garden Club e con varie istituzioni culturali milanesi. È autrice,tra l’altro, di Tōkyō. La scrittura, la città, la notte (Edizioni Unicopli, Milano, 2007), di Zen, volume della collana Dizionari delle religioni, (Electa Mondadori, 2008) e di numerosi saggi comparsi su alcune riviste fra cui Leggere, Quaderni Asiatici, Galleria. Collabora regolarmente con il periodico Pagine Zen e con il sito di Giappone in Italia. Ha curato l’organizzazione culturale di alcuni festival dedicati al Giappone tra cui Giappone sui navigli (Corsico, ottobre 2008) e “Nel giardino della principessa splendente” dedicato alle donne giapponesi (Corsico, maggio 2011). Ha tenuto conferenze e seminari a Milano presso l’Università Statale, l’Università Bocconi, la Casa della Cultura, il Museo Poldi Pezzoli e a Palazzo Reale. Nel 2011 ha tenuto conferenze a Milano, Lugano, Corsico, Rimini, Casale Monferrato. Nel 2011 ha fondato con Marilia Albanese e Carmen Covito il sito e la rivista online “AsiaTeatro.it” di cui cura la sezione giapponese. Il suo sito è “A Oriente di dove”.
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