Orari
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30 Giovedi e Venerdi 10.30 - 23.00
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Ingresso
Gratuito
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A cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta
Per la prima volta in Italia una mostra che unisce arte e scienza sul tema della pelle.
Pelle di Donna nasce da un progetto di Fondazione Antonio Mazzotta e Boots Laboratories, marchio-icona del benessere in UK, distribuito in Italia da P&G.
Attraverso una ricca selezione di opere d’arte, documenti, oggetti antichi, il visitatore compie un percorso affascinante di esplorazione che lo conduce a un laboratorio scientifico.
Ampio spazio è dato agli artisti moderni e contemporanei che utilizzano i linguaggi più diversi, dalla pittura alla scultura, dal concettuale alle nuove tecnologie, fino al cinema sperimentale, anche con interventi site specific. Tra gli artisti in mostra: Giacomo Balla, Franz von Bayros, Vanessa Beecroft, Adriana Bisi Fabbri, Andrea Chisesi, Giuliana Cuneaz, Gillo Dorfles, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Grazia Gabbini, Robert Gligorov, Abel Herrero, Roy Lichtenstein, Luigi Maio, Lazhar Mansouri, Piero Manzoni, Alberto Martini, Bruno Munari, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Pietro Pirelli, Karl Prantl, Man Ray, Odilon Redon, Auguste Rodin, Omar Ronda, Mimmo Rotella, Maia Sambonet, Alberto Savinio, Andreas Serrano, Toulouse-Lautrec, Andy Warhol, Tom Wesselmann, Vanessa Beecroft.
La mostra è strutturata in un percorso di sei sezioni che affrontano in termini transdisciplinari il tema della pelle, della bellezza e dell’identità femminile ed è accompagnata dalla presenza costante di interventi di arte contemporanea. Introduce il tutto un gioco di corrispondenze tra macro e microcosmo, tra immagini della superficie di astri e pianeti e immagini dell’epidermide vista al microscopio.
La prima sezione è intitolata La scoperta della pelle e presenta le rarissime cere settecentesche della scultrice e anatomista Anna Morandi, “Volto di donna” e “Mani sensibili”, le straordinarie miniature delle farmacie antiche di Ettore Sobrero, primi luoghi deputati alla cura e alla bellezza della pelle. In linea con questo approccio, il percorso prosegue con il Paradiso dell’igiene messo in contrapposizione all’Inferno della pudicizia: l’esplosione del concetto di “igiene” nella modernità viene illustrato da sale da bagno e
“marchingegni d’igiene” di ieri e di oggi, provenienti da musei aziendali. Opere di Sam Shaw, Mel Ramos e John Kacere accompagnano il tutto.
Un “tunnel di mostri”, realizzato in collaborazione con la Cineteca Italiana di Milano, funge da raccordo con la sezione successiva, cuore della mostra: il Volto della bellezza, il ruolo della pelle. A una storia della cosmetica, dall’antichità fino ai nostri giorni, si accompagnano opere che esaltano il mutare nel tempo del concetto di bello e i differenti modi di interpretazione.
Da una visione di bellezza classica del gesso da Canova e delle donne rappresentate Alfons Mucha nel sublime paravento dal titolo “Le quattro Stagioni”, in perfetto stile Art Nouveau, si viene catapultati in visioni oniriche, metaforiche che si concretizzano nei ritratti del pittore francese Odilon Redon, di Alberto Martini, di Adriana Bisi Fabbri.
In questo lungo soffermarsi sull’identità femminile, ampio spazio viene dedicato anche alla pelle, volto ad sottolinearne le peculiarità nelle sue diverse declinazioni. La mostra offre alcuni esempi significativi come gli incarnati e la bellezza algida delle donne-icone immortalate da Man Ray, del quale la rassegna vanta uno straordinario e selezionato gruppo di fotografie in bianco e nero databili dagli anni Venti agli anni Quaranta, tra cui “Noir et blanche” (1926), “Natasha” (1931) e i ritratti di “Juliet” (1945) per arrivare alla pelle e alla bellezza iconica di “Marilyn” (1967), al “Ritratto di Daniela Morera” (1981) e “Ladies and Gentlemen” di Andy Warhol, nonché alla preziosa “Maquette for Monica in the Bedroom” di Tom Wesselmann (1986).
Tra le testimonianze più recenti sul tema, spiccano le opere di Giuliana Cuneaz, con l’imponente “Corpus in Fabula” (1996), di Robert Gligorov, Abel Herrero, Andreas Serrano, Yoshie Nishikawa.
Non mancano riferimenti all’ambito letterario, come l’opera di Luigi Maio “La crema di Azazello” (da “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov), realizzata per l’occasione.
Metamorfosi di pelle di donna è invece una suggestiva installazione luminosa realizzata ad hoc per la mostra che presenta la trasformazione dell’immagine di una stessa donna, truccata e acconciata a seconda dello “stile” dell’epoca (dagli anni Venti fino ai Duemila). Si procede con un approccio più contemporaneo che analizza il binomio Pelle e identità grazie a testimonianze del Museo del Tatuaggio di Milano, con particolare attenzione al tatuaggio femminile, inteso come complemento all’identità della persona, in diversi contesti ed epoche storiche, cui si aggiunge una selezione di straordinarie fotografie di Lazhar Mansouri.
A conclusione del percorso il visitatore giunge in un vero laboratorio scientifico interattivo e una stanza polisensoriale. Qui è possibile ammirare opere di Bruno Munari, Karl Prantl, Pietro Pirelli e Giuseppe Penone, nonché a pezzi provenienti dall’Istituto dei ciechi di Milano e dal Museo tattile Anteros di Bologna. Infine, ogni donna può lasciare la propria impronta “mettendoci la faccia”, attraverso lo scatto di una foto istantanea del suo volto che andrà a far parte di un’installazione a parete, testimonianza della bellezza più viva, attuale, reale.
Tavole, manoscritti, foto d’epoca, oggetti curiosi, alambicchi e prodotti per la cura di sè – molti provenienti dall’Archivio storico Boots di Nottingham – fanno da cornice alla ricca selezione di opere d’arte in mostra.
Tutto questo è solo un assaggio di quanto in realtà attende i visitatori di Pelle di donna.
Inoltre, nei 4 fine settimana di apertura della mostra, Boots Laboratories, che con il suo siero anti-age Serum7 ha tracciato una nuova frontiera nell’approccio alla cura quotidiana della cute, invita un gruppo di cosmetologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ad approfondire insieme al pubblico varie tematiche riguardanti l’epidermide.
L’evento si avvale della collaborazione di un comitato scientifico di esperti dei vari settori, che conta nomi quali: Chiara Cappelletto, Leonardo Celleno, Rosa Chiesa, Luisa Gnecchi Ruscone, Marco Montemaggi, Massimo Papi, Loretta Secchi, Fulvio Simoni, Beba Restelli.
Accompagna la mostra un catalogo pubblicato dalle Edizioni Gabriele Mazzotta con testi critici in italiano e inglese di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta e le schede degli specialisti dei vari settori.
Una mostra Boots Laboratories e Fondazione Antonio Mazzotta
A cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta
Boots
Un marchio visionario da oltre 160 anni con una grande storia dal volto anche femminile
Boots, simbolo della salute e del benessere in tutto il Regno Unito, presente dal 2010 nelle farmacie italiane con il brand Boots Laboratories gestito da Procter&Gamble, deve il suo nome a Jesse Boot, farmacista di grande capacità e intuito, che dal primo negozio di spezie ed erbe medicinali aperto da suo padre John nel 1849 a Nottingham, pose le basi, insieme a sua moglie Florence, della filosofia e della storia imprenditoriale di un marchio icona della Gran Bretagna.
I medicinali tradizionali erano allora fuori dalla portata della maggior parte della gente e la volontà di Jesse Boot era di offrire prodotti di massima qualità ad un prezzo accessibile. Per raggiungere questo obiettivo, non si limitò alla vendita di medicinali, ma nel 1885 inaugurò la sua prima fabbrica dove chimici qualificati sviluppavano innovativi principi attivi e farmaci.
Lo spirito pionieristico e visionario dei coniugi Boots affonda le radici nel profondo rispetto delle persone, occupandosi della loro salute non solo attraverso la prevenzione e la cura, ma anche con numerose attività extralavorative e di supporto indirizzate anche alle donne, che per la prima volta trovarono in farmacia una figura femminile specializzata con cui parlare dei problemi più intimi. E per la prima volta, oltre ai farmaci, trovarono anche prodotti cosmetici per l’igiene e la bellezza di matrice farmaceutica.
Dopo 160 anni, Boots continua a credere negli stessi valori ed è oggi leader nell’innovazione e nelle formulazioni all’avanguardia per la salute e la bellezza, riconosciuto dal mondo scientifico e dai consumatori per il rigore degli studi farmaceutici e dei test clinici condotti sui medicinali e i cosmetici distribuiti.
Le tappe del successo
1849. John Boot apre un negozio di erbe medicinali a Nottingham, in Inghilterra, in Goose Gate.
1877. Il figlio Jesse, che ha affiancato il padre sin da ragazzo, assume la direzione del negozio e comincia a mettere le basi di quella grande impresa che ancora oggi è Boots. Attenzione massima è dedicata non solo alla propria clientela, ma anche a tutti i dipendenti. Jesse e la moglie Florence organizzano regolarmente eventi sociali, visite e gite fuori città e incoraggiano la partecipazione ad associazioni sportive e club.
Sempre nel 1877 appaiono le prime pubblicità nelle farmacie Boots dei prodotti cosmetici che includono anche la cura della pelle come la “Clarke’s Skin Lotion”.
1884. Jesse assume il primo farmacista Boots, Edwin Waring a cui viene affidata la vendita dei medicinali e il negozio di Goose Gate diventa una vera e propria farmacia. Immediato il successo. Jesse inizia una politica di espansione con l’apertura di due nuovi negozi a Lincoln e Sheffield. In 25 anni inaugura 250 stores, tutti gestiti da farmacisti qualificati.
Parallelamente allo sviluppo dei punti vendita Boots, Jesse organizza corsi di apprendistato per accedere agli esami della Società Farmaceutica, fino a fondare, nel 1920, una vera e propria scuola, il Boots College.
1885. Jesse inaugura il primo laboratorio dove chimici qualificati sviluppano nuovi medicinali.
1890. Boots inizia la vendita della “cold cream” che ha come ingrediente principale la cera d’api purissima miscelata ad altre “preziose sostanze nutritive della pelle”, considerata come una preparazione semimedicale, specifica per pelli screpolate e danneggiate. Boots inizia anche la produzione di profumi a basso prezzo, dal bouquet floreale: Eau de Cologne e Acqua di Lavanda come la Jockey Club e la Jersey Castle.
1891. Nasce il primo flagship store di Boots a Nottingham in Pelham street con ascensore e luce elettrica, ed è subito successo. La stampa locale riporta con entusiasmo la notizia: “uno stupefacente colpo d’occhio grazie allo stile degli arredi e all’illuminazione serale con l’elettricità, i cui effetti sono superbi” (Nottingham Daily Express, 1892).
1894. Jesse Boots fa acquisti in grandi volumi di materie prime e dimezza il costo dei medicinali normalmente applicato dagli altri farmacisti, in anticipo di venti anni sulle tariffe imposte dal National Insurance Act.
1895. Nasce il Dipartimento di Analisi che esamina con massimo rigore tutti gli articoli venduti nei negozi Boots, dalla materia prima usata per i prodotti propri a quelli provenienti da altre aziende. Un grande passo verso la qualità e la salute dei consumatori: in un solo anno viene ritirato il 71% dei prodotti analizzati poiché non rispondono agli alti standard di qualità di Boots.
1899. Molto più di una farmacia: Jesse e Florence inaugurano due nuovi servizi, la Booklovers Library e i Cafés nei negozi più grandi. I Boots Booklovers Library nascono per promuovere il piacere alla lettura presso un pubblico ampio, con l’ausilio di bibliotecari. Le librerie hanno un forte impatto culturale e contribuiscono a costruire la cultura popolare in Inghilterra: nel 1938 si calcolano oltre 35 milioni di libri presi a prestito in un anno. Come scrive il poeta John Betjeman in una sua opera: “Think of what our Nation stands for, Books from Boots and country lanes” (Westminster Abbey, 1940).
Anche i Boots Cafés, luoghi di incontro dove gustare piatti ricercati, aperti soprattutto nei luoghi di villeggiatura sul mare, contribuiscono ad aumentare il fascino di Boots presso il pubblico.
1911. Viene istituita l’assistenza sanitaria per le dipendenti che possono essere seguite da ambulatori medici.
1914. Fa il suo ingresso la prima cipria compatta “Les Fleurs Compacte Powder” di Boots Pure Drug Co, Paris, in 5 tonalità.
1920. Sono sempre più frequenti le pubblicità di Boots sulla purezza dei suoi prodotti skincare, con un messaggio rassicurante per le signore circa la salute e la prevenzione della pelle e delle sue possibili degenerazioni.
1921. Con la consapevolezza del valore dell’istruzione, Jesse Boot dona all’Università di Nottingham terreni per costruire nuovi edifici scolastici, mentre Florence finanzia la costruzione di abitazioni per gli studenti.
1925. Per servire meglio la propria clientela, Boots inaugura la prima farmacia aperta 24 ore su 24, il “Day and Night” store, a Londra nella centrale Piccadilly Circus. I giornali scrivono che Boots è “la prima azienda che non dorme mai”. Intanto cresce anche la domanda di creme per la barba, degli shampoo e delle famose pomate di Boots.
1927. Il figlio di Jesse, John Boot, prosegue la politica di espansione del marchio; apre un nuovo sito produttivo in Beeston, nei sobborghi di Nottingham e inaugura nuove farmacie “24 ore su 24”. Seguendo la strada del padre, migliora le condizioni dei lavoratori in fabbrica, senza decurtare lo stipendio riduce l’orario di lavoro e introduce la pensione per tutti i dipendenti.
1933. “D10” è la più famosa fabbrica di Boots: è la prima costruzione industriale in Inghilterra quasi interamente in vetro e calcestruzzo, “la fabbrica di Utopia”, “il palazzo di cristallo” come è stata ribattezzata dalla stampa. Oltre ad avere un grande impatto visivo, il polo industriale è studiato per garantire il massimo comfort dei lavoratori. Il 1933 è anche l’anno in cui viene inaugurato il 1000° negozio Boots.
1935. E’ l’anno del lancio del brand icona di Boots, N°7, la linea di prodotti di bellezza dal prezzo accessibile, che, partendo dallo skincare con il claim “The Modern Way to Loveliness” si è evoluta e ampliata nel tempo e ancora oggi è leader nel mercato beauty in UK. Un nome scelto non a caso, il numero sette è infatti simbolo di perfezione, e la perfezione è il claim dei prodotti N°7.
“Un’azienda come Boots che si occupa di salute non può ritenere esaurito il proprio compito se non è in grado di offrire anche dei servizi a supporto della bellezza…”(Boots, da Liverpool Echo, 1936). E così il personale dei negozi viene formato per assistere e consigliare le consumatrici e in alcuni store vengono aperti Saloni di Bellezza Number Seven.
Nel 1935 Boots lancia la prima campagna sulla prevenzione contro i malanni dell’inverno: “See How They Won”, un cartoon prodotto a Hollywood e proiettato in oltre 400 cinema in Inghilterra. Una famiglia di personaggi che, con l’aiuto dell’Esercito della Buona Salute (Boots), riesce a sconfiggere il Generale di brigata Blood Poison, il Comandante di Volo Influenza e il Capitano Sore Throat e ad avere la meglio sull’Esercito della Cattiva Salute.
1939. Viene lanciata la linea di creme solari Soltan: un immediato successo, grazie anche ad un’estate calda.
1944. Boots produce la Penicillina per il Governo durante la Seconda Guerra Mondiale.
1948. La ricerca e la produzione Boots continuano ad espandersi, anche a seguito della nascita Servizio Sanitario Nazionale.
1951. A Londra vengono sperimentati i primi negozi self-service.
1969. Boots produce l’Ibuprofene, ancora oggi il principio attivo antinfiammatorio più usato al mondo. La scoperta viene insignita nel 1985 del Queen’s Award.
2006. Dalla fusione con Alliance Unichem nasce Alliance Boots, gruppo internazionale leader nei settori farmacia, salute e bellezza.
2007. Boots lancia sul mercato UK il siero anti-età Protect & Perfect Beauty Serum N°7, il prodotto che ha scatenato un vero fenomeno di consumo in UK.
2010. Nasce Boots Laboratories dall’accordo tra Procter&Gamble e Alliance Boots che porta nelle farmacie italiane il famoso marchio farmaceutico inglese. Nel settembre 2010 entra nel mercato il Siero di Bellezza SERUM7 (lo stesso prodotto conosciuto in UK come Protect & Perfect Beauty Serum N7) insieme a tutta la linea anti-età. Seguono la linea di solari con protezione UVA e UVB avanzata SoleiSP (aprile 2011) e la linea idratante per pelli sensibili Optiva (settembre 2011).