7 Ottobre. 9 Novembre 2008.

Triennale DesignCafe'
DESIGN
Calice Cane, Bisazza, 1999
Calice Scimmia, Bisazza, 1999
serie Vasi in maschera, Compagnia Vetraria Muranese, 2008, ph. Roberto Gennari Feslikenian
serie Rigati, Giacinto e Giunchiglie, Salviati, 1996, ph. Santi Caleca
vaso Bulbi, Salviati, 2000
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A cura di Silvana Annicchiarico

Attraverso una gamma variegata di tubi policromi in vetro di Murano, Anna Gili dà vita a figurazioni antropomorfe o archetipiche: visi, totem, bulbi, cactus, in cui le superfici cromatiche dense e accese creano un gioco di gialli e di rossi, di neri e di blu, di forte impatto e suggestione.

Nei vasi di Anna Gili, sospesi fra design e arte plastica, si possono riscontrare influenze delle antiche culture folkloriche mediterranee ma anche della ricerca pittorica delle avanguardie del Novecento. In mostra una selezione di vasi ideati da Anna Gili per Bisazza, per Salviati fino all’ultima serie dei Vasi in maschera per la Compagnia Vetraria Muranese.

Anna Gili inizia a disegnare vetri nel 1992 con la Salviati di Murano, collaborazione che continuerà fino all’anno 2000, con l’uscita di numerose collezioni: i ”Vasi del mare” 1992, i“Rigati”1996, i “Profili” 1997, il “Canneto” 1998, le “Torri” 1998, i “Bulbi” 2000.
Contemporaneamente lavora ad alcuni progetti in vetro anche con la Bisazza presentando nel 1995 i vasi “Anemone” e nel 1999 i calici: “Elefante”, ”Leone”, ”Scimmia”, ”Cane”. Nel 2002, decide di confrontarsi con un diverso modo di concepire il vetro, attraverso la collezione “Op Art” di Swarovski, il cristallo affascina la designer Gili per la sua purezza e trasparenza, la luce che riflette attraverso le numerose sfaccettature ricorda nei tagli le pietre preziose, che nell’immaginario di Anna Gili, diventano tetti per architetture in miniatura. . Nel 2008 presenta una nuova collezione di 13 vasi in vetro soffiato a mano con la Compagnia Vetraria Muranese, “Vasi in maschera”, che mostra alla galleria Blanchaert di Milano.
Anna Gili come in un gioco che si rinnova in maniera continua alterna la problematica figurativa con la geometria, qualche volta combinandole insieme, come nel caso dell’anfora Rigati (Salviati 2003). Nella collezione di oggetti in vetro soffiato realizzati da Compagnia Vetraria Muranese, di cui alcuni a tiratura limitata di 11 pezzi, Anna Gili affronta la difficile sfida del ritratto- maschera, nell’oggetto in vetro.

Questa piccola folla di vasi-persona nell’immaginaria piattaforma di un rinato Teatro dell’Arte, riporta il design di questi oggetti all’interno dello scenario di una tradizione italiana, in questi tempi troppo colpevolmente dimenticata. Anna Gili ha avuto la possibilità di sperimentare molte tecniche nei diversi anni in cui frequenta le vetrerie di Murano.
L’esperienza in fornace e il lavoro accanto al maestro vetrario è di fondamentale importanza per Anna. L’idea che l’oggetto è incandescente nel momento della sua lavorazione e gli strumenti che vengono utilizzati approssimativi, quasi primordiali, dimostrano che il vetro non si può disegnare: è possibile comprenderne solo in modo dinamico il virtuosismo formale e le infinite variabili compositive e cromatiche date dalle tecniche di lavorazione.

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