25 Ottobre 2011. 29 Gennaio 2012.

Triennale di Milano
ARTE
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ph. Fabrizio Marchesi
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ph. Federica Del Corso
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EVENTI COLLEGATI.

8 Gennaio 2012 ore 16.00.

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APPUNTAMENTO

15 Gennaio 2012 ore 16.00.

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APPUNTAMENTO

22 Gennaio 2012 ore 16.00.

Visita guidata alla mostra Arte Povera 1967–2011

APPUNTAMENTO

Orari
Martedi - Domenica
10.30 - 20.30
Giovedi e Venerdi
10.30 - 23.00
Ingresso
8,00/6,50/5,50 Euro

La Triennale di Milano presenta per la prima volta a Milano una rassegna antologica sul movimento: in uno spazio di circa 3000 metri quadrati in cui sono esposte oltre cinquanta opere, la mostra vuole testimoniare l’evoluzione del percorso artistico a partire dal 1967 fino al 2011.

Il pubblico può percepire come tale ricerca si è modificata nel corso del tempo, passando da una presentazione di elementi che all’inizio presentavano una grande compressione materica perché affidata a entità segniche primitive come fuoco e pietre, carbone e igloo, ghiaccio e vegetale, piombo e gesso, tubo fluorescente e vetro, nylon e specchio, acqua e stoffa, ad articolazioni complesse e in grande scala dove il discorso linguistico si sviluppa in un’installazione che avvolge e confronta l’osservatore e il visitatore così da mettere relazione corpo e oggetto, movimento e architettura.

Di sala in sala e di piano in piano le persone arrivano a confrontarsi con Jannis Kounellis con cumuli di pietre, di carbone e di tele grezze quanto con una porta murata e una sequenza di superfici metalliche, attraversate da fiori e da cere, da cotone e da ferro, mentre con Mario Merz si trovano dinanzi gli intrecci sorprendenti di tele e oggetti, attraversati dal neon, e il grande igloo di vetri e di fascine nonché il tavolo a spirale in cui l’artista ha voluto significare una potenziale coesistenza, quanto un drammatico scontro tra società artigianale e industriale.

A tali momenti di intensità iconica e energetica, corrispondono la convergenza e la sintonia tra le articolazioni puriste e formali, ad immagine di cubo e di struttura ortogonale, in ottone, di Luciano Fabro e le riflessioni sulle icone plastiche, tipo la colonna e le sue variazioni nello spazio di Giulio Paolini.

A questo arcipelago contribuisce Michelangelo Pistoletto che sin dall’inizio del suo lavoro si è impegnato sul tema della pittura come strumento di riflessione e di moltiplicazione della realtà esterna.

Nell’ambito della stessa pluralità di approcci sia concettuali che materiali all’arte si inseriscono anche gli assemblaggi di piombo e di ghiaccio, di scritte e di foglie di tabacco prodotti da Pier Paolo Calzolari. Qui la ricerca è per un equilibrio quasi sublime tra forme e vicende energetiche, che si legano all’atmosfera dell’ambiente quanto al contesto architettonico.

Il piacere di un racconto personale e intimo, condotto con materiali fragili come il filo di nylon e le foglie secche, i frammenti di tronco o la morbida creta segnano il percorso di Marisa Merz che partita da una scarpetta con cui segnare una distesa di morbida sabbia, nel tempo, è approdata a storie articolate e complesse, generate dall’incontro di frammenti di vita e di città.

La messa in immagine di percorsi effimeri e leggeri accomuna Pino Pascali e Alighiero Boetti che si sono impegnati in una narrazione iconica del loro mondo fantastico e avventuroso. Il primo tracciando universi archetipi di animali preistorici o di momenti naturali primari, come il dinosauro o l’orca, quanto il mare o i campi arati, mentre il secondo ha continuamente pensato il suo nomadismo, fisico e filosofico, traducendolo in scritture e oggetti che riflettessero il flusso della vita e dei luoghi attraversati, spesso magici e mitici.

Un racconto inventato e mnemonico a cui si contrappone il silenzio e l’assenza degli standards apprezzati da Emilio Prini che ha sempre indirizzato la sua attenzione estetica e linguistica sulle componenti primarie ed essenziali e quasi sempre immateriali, dell’azione e del contesto ambientale.

Infine le opere di Giovanni Anselmo e di Giuseppe Penone che portano l’attenzione su motivi cosmici che si rifanno a una crescita arcaica, quanto naturale dei materiali litici e lignei: un procedere concreto sulle origini e sugli itinerari delle sostanze che formano il mondo.

Processi scultorei, in sintonia con il cosmo, che in Gilberto Zorio si traducono in entità simboliche, come la stella o il giavellotto, strumenti di collegamento tra cielo e terra, quanto patrimonio di conoscenza sull’energia che si sviluppa dai rapporti luminosi del sistema stellare.

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