Passaggio al moderno
Architetture di fondazione dall'Italia all'Oltremare
8 Giugno. 25 Luglio 2004.
Triennale di Milano
FOTOGRAFIARealizzata in collaborazione con la Regione Lazio e il Comune di Sabaudia, la mostra presenta un’indagine fotografica sulle Città nuove degli anni Trenta dall’Italia all’Oltremare, un itinerario contemporaneo attraverso le architetture di fondazione in diverse regioni italiane e nei possedimenti coloniali (Libia, Etiopia, Eritrea e Dodecaneso).
Le città nuove sono, infatti, numerosissime ed escludendo quelle più note dell’agro pontino (Latina, Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontinia) rappresentano un patrimonio in gran parte sconosciuto e solo ultimamente rivisitato dalla critica e dagli storici.
Borghi di fondazione si trovano in diverse regioni italiane: città rurali in Puglia e Sicilia, città minerarie in Sardegna e Istria, insediamenti industriali come Torviscosa in Friuli.
A questi si riaccostano, per la prima volta in questa occasione, gli insediamenti d’Oltremare: progettati contemporaneamente a quelli italiani, sprofondati nell’oblio dalla loro tragica storia, rappresentano un patrimonio ancora consistente e altrettanto ignorato.
Il progetto illustra, quindi, l’importante fase di transizione al moderno dell’architettura italiana negli anni Trenta, nella sua connotazione più intimistica, di fondazione (bonifiche, territori recuperati all’abbandono, latifondi, possedimenti coloniali) e di supporto alle nuove programmazioni economiche (agricole, minerarie, industriali, turistiche).
Le città nuove e i borghi di fondazione si connotano come essenziali materializzazioni di innovativi parametri architettonici razionali, che nascono in Europa in quegli anni. L’esercizio professionale che le genera, fuori dai condizionamenti celebrativi, disegna i nuovi insediamenti ricercando l’origine funzionale ed una estetica primordiale da città ideali del Novecento.
Le fotografie di Donata Pizzi vogliono recuperare l’immagine di una storia reale ma al contempo di un’utopia molto sofisticata e complessa che contraddice la semplicità delle forme architettoniche. È il vivere dell’uomo moderno espresso dalle sue necessità sociali.
La fotografia in questo lavoro sincretizza due momenti: il bisogno di conoscenza di queste tracce del moderno, non immediatamente percepibili, quasi sempre nascoste tra le pieghe della attuale realtà, collocate ai margini di una storiografia distratta e la possibilità attraverso l’obiettivo fotografico di perimetrarle nel fotogramma, di marginare e quindi di astrarre/estrarre, l’aspetto naturalmente evocativo che genera suggestioni metafisiche ma reali.
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