Red Root 2011
20 Dicembre 2011. 31 Gennaio 2012.
Triennale di Milano - Giardino
ARTE
EVENTI COLLEGATI.
Red Root di Dalya Yaari Luttwak, visibile fino al 31 gennaio 2012 sulla facciata della Triennale di Milano dalla parte del giardino, fa parte della serie delle “Roots” (radici) sculture monumentali in acciaio che l’artista americana realizza a partire dal 2007 e di cui Red Root rappresenta la versione più grande e spettacolare. Lunga circa 20 metri e alta 15, l’opera è stata esposta in una versione precedente sulle torri di guardia dell’Arsenale di Venezia durante la Biennale d’Arte 2011 ed è stata riallestita alla Triennale secondo un progetto in grado di dialogare con lo stile lineare del palazzo razionalista.
L’artista americana di origine israeliana affronta da anni il tema delle radici, una costante che viene reinterpretata in infinite variazioni ispirandosi alle diverse tipologie di radici esistenti in natura.
Il processo produttivo ha nel lavoro della Luttwak una particolare importanza e varia a seconda delle esigenze espressive e dei luoghi per i quali le sculture sono pensate: di volta in volta l’artista estrae dal terreno le radici stesse oppure realizza immagini fotografiche, schizzi e disegni che le servono per analizzare la complessa struttura delle ramificazioni che vengono poi riportate su scala monumentale. Il complesso lavoro di fusione, taglio e saldatura del metallo che la Luttwak realizza personalmente richiama la tradizione della grande scultura modernista americana, in cui l’artista si confronta con i difficili materiali industriali come il ferro e l’acciaio e con la realizzazione di opere monumentali pensate per gli spazi esterni delle città e dei musei.
“Ho scelto l’acciaio perché è un materiale particolarmente duro e difficile da lavorare, tradizionalmente considerato ‘maschile’. Ma a me piace questa sfida, mi piace pensare che questo metallo che rimane malleabile solo per pochissimo tempo può raccontare le radici, la parte meno visibile ma più forte e resistente delle piante”.
Rappresentare le radici esprime, infatti, il desiderio di Dalya Yaari Luttwak di scoprire e rivelare la bellezza nascosta delle forme naturali esplorando la relazione tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile, tra ciò che la natura rivela ai nostri occhi e ciò che sceglie di nascondere sotto terra.
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