13 Gennaio. 7 Marzo 2004.

Triennale di Milano
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MOSTRE SUGGERITE.

20 Novembre 2009. 10 Gennaio 2010.

La città fragile

Triennale di Milano


SOCIETA

A cura di Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese
Progetto di allestimento: Origoni e Steiner

La mostra fa parte della Ventesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano
La Città Infinita non è un luogo, ma una successione infinita di luoghi che appaiono al viaggiatore che li attraversa.

La mostra considera il territorio secondo una dimensione antropologica, nella quale l’essere, anche in tempi di spazio globale, vive, lavora, abita, produce e costruisce.

Lo spazio occupato dalla Città Infinita va da Varese a Bergamo con Milano come punta più bassa di un triangolo in continua espansione verso Novara e Biella, e in direzione di Brescia, Lodi e Piacenza. I confini si attraversano e si rompono, come le labili impalcature istituzionali che determinano la Città Infinita, denominata città metropolitana, città regione, policentrica, pedemontana lombarda, provincia di Milano, Como, Varese…

Cardini arbitrari della rappresentazione della Città Infinita sono gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio, e la Triennale di Milano, che ha la vocazione storica di rappresentare le arti, i mestieri e lo spazio urbano, ciò che questo territorio produce, inventa, disegna e che rappresenta, al fine di commercializzarlo nel mondo.

Nello spazio “rappresentabile” scelto per la Città Infinita vivono più di 4.000.000 di persone, 460.000 imprese animate da 1.600.000 attività e 3.700.000 sono i veicoli che lo percorrono.

La mostra vuole rappresentare l’antropologia del vivere lo spazio infinito, l’ipermodernità delle arti e dei mestieri di questo territorio, a ottant’anni dalla fondazione della Biennale delle Arti e dei Mestieri di Monza, poi diventata Triennale di Milano; vuole rappresentare ciò che resta nello spaesamento delle comunità originarie che hanno creato un’enorme piattaforma produttiva che dal locale va nel globale e viceversa; vuole portare alla luce i flussi che atterrano in questo territorio e che da questo si sollevano per volare nel mondo: oggetti, simboli e eventi che hanno fatto e fanno la Città Infinita.

Visivamente i flussi sono sopra la testa e i luoghi sotto i piedi. Il visitatore della mostra si trova immerso in questa atmosfera ipermoderna.

Nello spazio intermedio, tra i flussi e i luoghi, si trova il racconto, che accompagna il visitatore e l’aiuta a capire e non perdersi. Il racconto è fatto di storie di vita filmate, fotografate, scritte, recitate, emblematiche del vivere, del lavorare e dell’abitare nella Città Infinita.

La rappresentazione dello spazio infinito viene spezzata e rimodellata in cinque sezioni/stazioni, per richiamare la lotta del soggetto che vuole rompere le forme e le gabbie dello sradicamento. Ogni sezione è caratterizzata da diversi comportamenti, luoghi e racconti: nella sezione dei capitalisti personali sono proposte le forme prefordiste degli artigiani e quelle postfordiste dei consulenti delle reti lunghe; le imprese molla sono quelle che fanno rimbalzo partendo dalla città infinita e vanno nel mondo, per poi ritornare con un effetto di trascinamento e sollevamento dei capitalisti personali e delle imprese trivella ancorate al territorio; le trame, ovvero la rete di luoghi artificiali come i megastore e i multisala che innerva la Città Infinita, dove scorrono scambi e forme di vita diverse dalle comunità originarie; le tracce di comunità, che alla ricerca della comunità perduta si dispiegano sul territorio attraverso il racconto dei Sindaci e dei soggetti rimasti senza paese o provenienti da altri paesi come gli immigrati; i padroni dei flussi che fanno finanza, reti hard e soft, che nei fatti rideterminano nuove gerarchie funzionali dello spazio nella Città Infinita (basti pensare all’impatto della nuova fiera o all’insediamento di Alcatel, IBM, Cisco nella città infinita).

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